Il gigante buono tra demolizione e ring di pugilato
16 luglio 2025
Scorza dura, pugno ancora più duro: Gene Pukall è un ex campione del mondo di boxe e, in qualità di capoteam smantellamento, è in prima linea nello smantellamento della centrale nucleare di Mühleberg. Ora si prepara al suo ritorno sul ring. Nella serie «Le persone dietro la disattivazione», questa puntata parla di forza muscolare, disciplina e del fiato lungo di un combattente.
Spalle robuste, braccia muscolose, corpo allenato. Gene Pukall è una presenza imponente. Chi poi lo sente parlare nel suo dialetto berlinese resta sorpreso dalla sua voce calma, quasi dolce. Gene Pukall non è un uomo dai toni forti. Appare con i piedi per terra, cortese, chiaro. Un duro dal cuore tenero. Dal 2021 il simpatico cinquantenne lavora nella centrale nucleare di Mühleberg (CNM).
Dall’anello toroidale…
Nato a Berlino e cresciuto dalla nonna, Gene Pukall vive in Svizzera da oltre 13 anni – oggi in un piccolo villaggio nel Canton Soletta. Il fatto che sia passato da smontatore assunto temporaneamente a caposquadra dello smantellamento dimostra due cose: nella KKM si può fare molta strada e nella vita, come spesso accade, è una combinazione di iniziativa, sensibilità e un po’ di caso ad averlo portato dove si trova oggi. «Alcuni anni fa lavoravamo nel toro, un grande anello sotto il reattore. È un’area enorme e isolata. Lì ho semplicemente assunto responsabilità, prendendo un po’ in mano la situazione», racconta. Poco dopo, diversi capisquadra sono andati in pensione o hanno cambiato posto di lavoro – e Pukall è subentrato. Non perché si fosse candidato a gran voce, ma perché aveva convinto. Con impegno, atteggiamento ed esperienza. Oggi coordina con il suo team lo smantellamento di uno dei due condensatori – un compito altamente complesso e fisicamente impegnativo, che richiede precisione, disciplina e perseveranza.
Le persone dietro lo smantellamento – Gene Pukall, caposquadra dello smantellamento e pugile
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…sul ring
A proposito di disciplina: oltre al suo lavoro, Gene Pukall è un pugile appassionato. E non solo in palestra per compensare. Ha iniziato a 20 anni, relativamente tardi per questo sport, come dice lui stesso. «Ma ho recuperato rapidamente con passione e durezza.» Nel 2000 Gene Pukall è salito per la prima volta sul ring da professionista; nel 2004 è diventato campione del mondo di pugilato dei pesi massimi. Qualche anno dopo, «Die Welt» scrisse che Gene Pukall era un campione del mondo che nessuno conosceva. Il motivo: nella boxe esistono moltissime federazioni, e ogni federazione può organizzare incontri per il titolo mondiale. In un modo o nell’altro. Pukall ricevette il soprannome di «Eroe di Pankow», in riferimento al quartiere di Berlino in cui era cresciuto. «Sì, sono un figlio della svolta», dice. «Sono cresciuto nella DDR; negli anni Novanta molte cose erano ruvide e segnate dalla violenza. Prima di prendere una brutta strada, ho cercato la mia via nella boxe. E l’ho trovata.» La sua carriera non è stata da libro illustrato: senza grandi promotori alle spalle, ha dovuto conquistarsi molto da solo. Per questo significa ancora di più per lui essere comunque arrivato lontano.
Dopo una pausa prolungata, Gene Pukall osa ora un comeback a 50 anni: all’inizio di agosto salirà di nuovo sul ring. I preparativi sono in corso. «Il corpo deve reggere: questa è la condizione», dice.
Smantellamento e copertura
Ciò che a prima vista sembra contrapposto – lo smantellamento di una centrale nucleare da una parte, il ring di pugilato dall’altra – presenta per Gene Pukall sorprendentemente molti parallelismi. «Entrambi sono lavori duri, fisicamente e mentalmente», dice. «E in entrambi gli ambiti servono disciplina, concentrazione e spirito di squadra.» Che sia in tuta protettiva tra pesanti lastre metalliche o sul ring sotto i riflettori, Gene resta vigile, lucido, responsabile. Dice: «Lo sport mi aiuta nel lavoro: sono più concentrato, più resistente. E viceversa l’esperienza maturata nella CNM mi aiuta a mantenere il sangue freddo anche sul ring.»
Il pugile come uomo di squadra
Al KKM, la carriera pugilistica di Pukall non è più un segreto da tempo. Le reazioni delle sue colleghe e dei suoi colleghi? Perlopiù positive. «Forse alcuni pensano che sia un po’ matto a salire di nuovo sul ring a 50 anni», dice ridendo. «Ma sento sostegno – molti lo trovano semplicemente entusiasmante.»
E che cosa lo motiva – nello sport come nel lavoro? «Sono cresciuto con mia nonna, non è sempre stato facile. Si impara presto a stringere i denti. So cosa significa andare avanti da soli. Questo dà forza.» Dice di conoscere a malapena problemi di motivazione. E se dovesse arrivare un piccolo momento di calo? «Allora vedo il lavoro come un’unità di allenamento. Mi immagino di stare facendo una ripresa di boxe – e poi vado fino in fondo.»
Chi incontra Gene Pukall capisce subito: non è uno che cerca mai di mettersi in primo piano. Eppure è una persona che colpisce – con la sua storia, il suo atteggiamento, la sua forza. Professionalmente porta responsabilità in uno dei cantieri più complessi della Svizzera. E nella vita privata lotta ancora una volta per il suo sogno. Good Luck, Gene!